«Il documentario Éphémère – La bellezza inevitabile presenta la storia di Franco Maria Ricci, l’editore, l’intellettuale visionario, il genio italiano»



Catrina Producciones




«Éphémère. La Bellezza inevitabile, realizzato da Simone Marcelli, Barbara Ainis e Fabio Ferri. Il documentario, prodotto da Catrina Producciones con il sostegno di Smeg, Fratelli Berlucchi e SCIC, e con la partnership tecnica di Fujifilm, American Airlines e OnClassical, presenta la storia di Franco Maria Ricci.» (Artdirectory Marussi)


«Il mondo è un labirinto dal quale è impossibile fuggire

»Aristocratico per nascita e per vocazione, Franco Maria Ricci è il creatore e l’editore dei libri d’arte più eleganti e apprezzati del mondo dagli anni Sessanta del secolo scorso.

»Artista grafico, collezionista appassionato e raffinato esteta, ha avuto il coraggio e l’ambizione di dare nuova vita all’arte della stampa, sorprendendo il mondo intero con le sue pubblicazioni, che sono veri e propri pezzi da collezione.

»Il documentario, presenta la storia di Franco Maria Ricci, l’editore, l’intellettuale visionario, il genio italiano che, anche attraverso le sue profonde amicizie con alcuni dei personaggi più importanti del contesto internazionale, ha saputo anticipare e influenzare il mondo dell’arte e della cultura per molti decenni. Metafora di tutta una vita e fil rouge visivo del documentario: il labirinto, (ultima) opera monumentale che Ricci ha realizzato nel 2015 nella sua Fontanellato.

»Perdendosi tra corridoi e incroci di questo dedalo, circondato da alte pareti di bambù, lo spettatore percorre simbolicamente e visivamente il sogno di tutta una vita, quel labirinto fisico e metaforico, ispirato all’editore dall’amico Jorge Luis Borges e dal suo Minotauro, fin dagli anni Settanta.

»E per questo stesso cammino, trova senso l’intera esistenza di un uomo che è stato capace in ogni momento di cambiare il proprio punto di vista, di guardare dall’alto la sua epoca, pur vivendola intensamente dal di dentro, di immaginare nuove soluzioni per imprimere, ancora una volta, il proprio segno.»


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